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Sono gli anni ’60: il “miracolo economico” si realizza nelle vite urbane dell’Italia settentrionale che, nel solco di un consumismo sfrenato, divorzia dal suo passato all’inseguimento di un progresso nuovo, razionale e materiale. È un’Italia laica e piccolo-borghese, dove i consumi assurgono a unica forma di trasgressione da una ancor presente morale cattolica.

C’è poi un’altra Italia, sottoproletaria e clericale, connotata da un’ingenuità straordinariamente complessa. Avvolta dal fascino arcaico di una società rurale e retriva, restia ai dogmi della modernità e che trova rifugio dai tormenti di un’esistenza faticosa e stantia nella magia cerimoniale.

È questo il contesto in cui Luigi Di Gianni si muove quando, nel 1968, gira Nascita di un culto, corto e documentario sonoro, b/n, dalla durata di 17 minuti. Presentandolo alla Mostra del Cinema di Venezia, l’autore si fa testimone dell’affermazione nella storica regione della Lucania del culto extracanonico del Glorioso Alberto.

Occorre forse premettere una contestualizzazione storica: è il 1957 quando, nelle campagne dell’entroterra salernitano, un incidente spezza la vita del ventunenne seminarista Alberto. Da lì in avanti l’anima del defunto prende quotidianamente possesso del corpo della zia Giuseppina, già fattucchiera, a cui ora vengono attribuiti miracoli, poteri curativi e chiaroveggenza.

E così sotto l’occhio critico del documentarista, incalzato da una severa voce narrante, si assiste alla progressiva affermazione di un culto extracanonico che sintetizza in sé la religio cristiana e una liturgia pagana; e che ogni giorno conduce a Serradarce centinaia di bifolchi in cerca di una grazia o di una semplice reliquia.

Alberto, a cui ora vengono attribuiti prefissi e appellativi quali “il Santo” o “il Glorioso”, attraverso la zia diventa un’icona spirituale di una realtà sociale ancorata saldamente a un mondo arcaico e «che si muove in un orizzonte culturale di tipo magico», come specifica la voce narrante.

Contrariamente a quanti, leggasi Pasolini, si dicono affascinati da questa autenticità ancestrale dell’Italia Meridionale, riconoscendone il merito di resistere eroicamente all’omologazione culturale a cui la indurrebbe la società dei consumi, il taglio di Luigi Di Gianni è invece irrimediabilmente più ostile e pessimistico.

Tuttavia l’autore non offre un’esegesi del fenomeno: Nascita di un culto è un corto naif, sin troppo schietto ed essenziale per conferire autorità alla sua denuncia sociale. Ma, relativamente alla cronaca del culto del glorioso Alberto, è ancora oggi una inedita testimonianza documentaristica, per cui vale certamente la pena impiegare una minima parte del proprio tempo.

Alessandro Rosano

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