Read Time:2 Minute, 51 Second

IL BANDITORE della Basilicata che porta la tradizione nella modernità, si chiama Rino Locantore.  Di sangue montese, dal Montescaglioso delle lotte contadine per la terra, dell’anno suo di nascita 1963. Trasferitosi a Matera nella città dei Sassi e delle esperienza della nuovo urbanesimo per doveri lavorativi, il “banditore” Rino fa l’educatore nella psichiatria dal 1982. Una vita dedicata alle altre e agli altri. Da quando subito dopo i passi avanti della legge Basaglia portarono anche in questo pezzettino di Lucania le prime cooperative dedicate all’attenzione più matura per le diversità. Forse anche per questo Rino Locantore da sempre è appassionato di ricerca antropologica. Ma, allo stesso, è grande interprete della tradizione dei cantori. E dei suonatori di “cupa-cupa”, strumento tradizionale di queste parti come d’altri pezzi d’Italia e del mondo intero. Anche se con tanti altri nomi. Strumento, poi, che oltre a saper suonare, e Rino suona anche tanti altri strumenti musicali  come le bottiglie e altri oggetti perfino, costruisce. Allora, dopo la quindicennale esperienza con il gruppo materano Terra Gnora, adesso, Rino Locantore è una colonna della Ragnatela Folk Band. Epperò l’esperienza segue di pari passo il fuoco della conoscenza da tramandare; come si capirà dalle parole che Locantore ci concede.

La sua biografia racconta di una militanza per la musica tradizionale, ma ci spiega perché non possiamo definirla “popolare”?

Il concetto è molto semplice. Almeno per me, possiamo definire musica pop quindi popolare quella maggiormente nota, quella che tutti conoscono. Da Ligabue a Renato Zero. La nostra no. Nel senso che seppur un po’ più conosciuta di ieri, indubbiamente la musica che noi cantori proponiamo è attribuile al folklore. Però non dovendo cadere nella trappola dell’accessione dispregiati va del termine ‘folkloristico’, possiamo parlare di musica folklorica. Dove come si sa l’origine stesso del termine ‘folklore’, viene dall’anglosassone ‘folk lore’. Dunque la nostra musica tradizionale viene dall’incontro fra i termini ‘conoscenza’ e ‘popolo’. 

L’abbiamo vista sul palcoscenico del concertone per il Capodanno Rai a Matera. Ma questi eventi non sono un po’ troppo dotati di riflettori e pubblico generico, almeno per lei e la fruizione della musica che vuol promuovere?

Innanzitutto, preciserei che non ho la velleità di voler tramandare la musica tradizionale, ma semplicemente mi impegno a mantenerla in vita almeno come i nostri cantori e chi mi ha preceduto ha cercato di fare a sua volta. Non era per me una certamente una priorità salire sul palco dell’Anno che verrà, ma se io e i Ragnatela siamo stati ascoltati grazie a questo da più gente, oltre a promuovere noi stessi abbiamo avuto la possibilità di rendere a più gente del solito quello che portiamo avanti.

Cosa potrà lasciare davvero questo 2019 di anno della Capitale della Cultura Europea per la cultura materana che fu vissuta da intellettuali e artisti di grande spessore?

Bella domanda. Intanto diciamo che ha prodotto una sorta di immagine confusa di un futuro roseo, e noi ci siamo dentro. Uno spaccato dove spesso si cerca di arrabattare quanto più è possibile.

In buona sostanza, i fattori economici sono l’assillo maggiore fra i concetti sui quali ragionare e per i quali lavorare in questa piccola città del Sud?

Dal punto di vista egoistico direi di sì, appunto. Ma abbiamo il dovere di riflettere dal punto di vista umano. Quindi qualcosa non va. Dovremmo diventare tutti, molto più umani.    

NUNZIO FESTA

0 0
Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleppy
Sleppy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *