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IL CENTRO storico di Pomarico attira gli sguardi più attenti. Domenica scorsa, quasi con coincidenza del caso nell’attesa della due giorni d’autunno del Fai (Fondo ambiente italiano), un gruppo di fotografi pugliesi, guidato dal bitontino trapiantato a Gravina in Puglia, Pietro Amendolara (www.pietroamendolara.it), sono stati ospiti pomaricani dove hanno goduto delle bellezze esclusive seppur similari a tanti altri angoli marginali delle nostre zone e non solo.

In special modo, Amendolara ha mosso il suo obiettivo e fatto ascoltare il suo sguardo fra e dagli angoli più suggestivi del rione Castello; aiutati da un drone che ha registrato una video-testimonianza, i camminanti hanno sentito per esempio il panorama che si respira dalla zona dove fu allocato una statua di resina raffigurante un Cristo alle spalle della Chiesa del Purgatorio (Monte dei Morti) e la vista che si fa ammaliare sopra le budella di cantine in difficoltà vicino a un manufatto dedicato a Giovanni Paolo e il l’orizzonte dotato di sentimento marino e iniziazione dei monti, passando per Ferrandina, Pisticci e altri comuni prossimi alla terra pomaricana.

Infatti, Amendolara per esempio viaggia fra Puglia e Basilicata appunto pensando a un suo motto chiaro e forte: “Solo guardando con occhi diversi la Nostra Terra saremo in grado di cambiarla”. Pietro Amendolara, tra le altre cose, dal 2014 è iscritto alla U.i.f. (Unione italiana fotoamatori), è membro della Commissione artistica e attualmente impegnato nelle scuole superiori per far conoscere ai ragazzi i pericoli d’un uso non consapevole delle fotografia al tempo della comunicazione tramite social. Già collaboratore di Gambero Rosso e Repubblica, nel 2016 e nel 2017 ha esposto una selezione dei suoi scatti a Plovdiv (Bulgaria) presso l’International Photo Salon”; mentre nel 2018 ha trionfato al concorso barese “fotogrammi della Puglia Rurale”. Come “Google local guides” nel 2019 ha raggiunto oltre 10 milioni di visualizzazioni con le sue fotografie.

A Pomarico è stato soprattutto il momento delle viuzze, ovviamente dei vicoletti intervallati dalla presenza di testimonianze storiche anche di pregio. Dove un motocarro che porta addosso un’età d’alcuni decenni, carezza le facciate di palazzi antichi che hanno visto in decenni ancora precedenti vivere personalità a volte perfino da riscoprire. Di sicuro è il tempo delle attenzioni, che dovrebbe sempre dirci di curare i dettagli ma con il cuore pronto a fare bellezza aggiuntiva invece di freddezza. Come insegnano Pietro Amendolara e gli altri visitatori.

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