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LA PRIMA immagine è quella d’un signore, intervistato di notte alla Rai televisione, stranamente non ospite dal Marzullo, che a una domanda dell’intervistatore rispondeva: “Non lo so, non conosco la questione…!”. L’interpellato era il mito di tante e tanti, di tanto, Francesco De Gregori; con il puntuale interrogativo si chiedeva il parere del cantautore sulla decisione di piazzare improvvisamente e, soprattutto, nell’inconsapevolezza delle comunità tutte le scorie nucleari italiane a Scanzano Jonico.

Per fortuna, di contro, nella pizzeria che ospitava il nostro piccolo momento di tregua dalla lotta popolare, una coppia di Rimini, forse meno impegnati del De Gregori e non colti quanto lui, erano incazzati perché Berlusconi e il suo governo con Lega e pari stavano per mandare i carri armati.

Nel silenzio assoluto? Forse non proprio. Visto che quello che diventò il generale Bubbico, presidente della Regione Basilicata allora e il piccolo ma potente sindaco di Scanzano poi cacciato, Mario Altieri, qualcosa avevano saputo.

Senza parlare d’un altro piccolo dettaglio. La notizia in Lucania Saudita ed esaurita era arrivata grazie a una soffiata d’un lobbista parlamentare che lestamente aveva informato amici e parenti – tutta gente sensibile alle politica e potremmo dire ‘sensibile alle foglie’ – e che dunque sollecitava la sensibilizzazione dei “territori” (in questi ambienti è d’obbligo usare questi termini).

Il resto, dalla partenza immediata dall’Arci “D. Dicanio” di Pomarico, al primo blocco assoluto delle “Baracche” pomaricane, poi Pisticci Scalo e la stazione di Bernalda e giù fino a Scanzano stessa. Con assemblee e popolazione che per 15 giorni diventa popolo. E con la manifestazione di chiusura del 23 novembre 2003 a battaglia temporaneamente vinta. Il resto, appunto, è Storia. Vicende anche di chi non c’era, ovviamente. E spesso materiale purtroppo per nuove smanie di protagonismo o anche molto meno. Di persone che dicono d’esserci state, e d’esser state perfino protagoniste dell’affaticante quanto inorgogliente lotta. Ma la polemica saprebbe d’invidia, mentre i fatti corrono. Trasformati, per giunta tornato.

Dopo dieci anni di tribolazioni e richieste d’alcune associazioni ambientaliste, di sicuro ad almeno cinque dalla vera stesura dell’atto, è stata resa nota in questi giorni d’emergenza a tre quarti la Cnapi (Carta nazionale aree potenzialmente idonee), stilata per individuare in qual punto preciso ospitare il sito unico delle scorie nucleari dell’ex Bel Paese. Mappa contenente 67 possibilità. Tra Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna.

Ma cosa colpisce davvero in tutto ciò, quali nuove domande vengono?

  1. Come giustamente sta insistendo qualche sigla del mondo ambientalista, mentre si fa finta di porre attenzione all’ipotizzato nuovo referendum sul nucleare in scaletta sul limitrofo territorio francese, a tal punto da invocare un coinvolgimento italiano nel dibattito, in che maniera le popolazioni italiane saranno coinvolte al momento del ricovero dei rifiuti?
  2. E’ stato deciso a prescindere che il situo deve essere uno e uno soltanto?
  3. Per la Basilicata, ha ancora senso quanto scoperto ed evidenziato negli anni scorsi e tutt’ora, fra inquinamento diffuso di suolo e sottosuolo e scarico a mare proprio di liquidi radioattivi proveniente dal sito Enea di Rotondella?
  4. Si sta puntando, per la Basilicata sempre, sull’evidenza di regione a rischio sismico, al di là della certezza che siamo in terre geograficamente spesso a rischio a rischio intanto idrogeologico?
  5. Le isole italiane perché sono state inserite questa volta nell’elenco?
  6. Che protezione avranno comunque le popolazioni, al di là di dove sarà indicato il sito, spesso come a Scanzano a qualche passo dall’acqua, a parte la già sparata volontà della solita mancia chiamata “compensazione”?

Siamo a un nuovo inizio, di sicuro. Forse per fortuna. Se si riuscirà a tenere fra parentesi la sempre più pressante e coinvolgente idea che è sufficiente rifugiarsi nella discussione e nelle azioni da social e altri medium similari. Aborrendo, magari, la voglia di rifarsi a capi e persino capetti di turno, buoni a stare intorno ai sottoscrittori della delega, della sufficienza, della convenienza su tutto

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